Oggi inizio la dieta: Ma da dove posso partire?
Sono appena tornata da un periodo di ferie.
Sì, sono andata al mare con il mio “lui” ma di stare tanto a prendere il sole non mi andava proprio.
Mal di testa? Indisposizione?
No, voglio dirti la verità, durante l’inverno ho accumulato della ciccia, tanta ciccia.
Finché mi vesto, riesco a mascherare ma nel momento della verità, questa ciccia esce tutta.
Eccome se esce.
Sono disperata e devo ricorrere ad una dieta.
Amica mia, inizio oggi e voglio riuscire a perdere dei bei chili per tornare alla mia splendida forma.
Ecco, inizio la dieta, speriamo non sia un sacrificio immenso, speriamo anche che, il mio ragazzo mi dia una mano.
Sai cosa faccio?
Inizio la dieta e ti racconto come mi comporto, vediamo magari se escono fuori dei consigli anche per altre amiche.
Quanti chili voglio perdere?
Mah, mi basterebbe lasciarne indietro almeno una decina.
Ok, ci sentiamo presto.
Silvana.
La dieta nel diabete e nell’ipoglicemia – terza parte
Dalla dieta del diabetico sono banditi o fortemente limitati, tutti gli zuccheri ad assorbimento veloce, e quindi i prodotti e le bevande dolci, compresi il miele, i dolci in genere, i succhi di frutta dolcificati, la cioccolata, le caramelle, le marmellate, gli sciroppi, i liquori, i vini dolci o liquorosi. E’ permessa con una certa larghezza la frutta (mele e agrumi), anche se contiene discrete quantità di zuccheri. Vanno abolite le bevande alcoliche: chi vi è abituato, può bere 100 ml. (un bicchiere piccolo) di vino ai due pasti principali.
I carboidrati possono arrivare a fornire circa metà della razione giornaliera di calorie. E’ particolarmente indicato il pane integrale. Dato che una frequente causa di morte prematura nei diabetici sono le malattie delle arterie che portano ad attacchi di cuore, è ragionevole che questi pazienti si comportino con molta prudenza sul piano alimentare generale: per questa ragione è bene che anche il sale da cucina, i grassi saturi (quelli animali per lo più) e il colesterolo siano limitati
La dieta nel diabete e nell’ipoglicemia – seconda parte
E’ bene ricordare che sono particolarmente pericolose le conseguenze a lungo termine del diabete, conseguenze che interessano soprattutto i piccoli vasi, con effetti molto gravi a carico dell’occhio (retinopatia diabetica), del sistema nervoso (arteriopatie), del rene (glomerulosclerosi), della pelle (dermatite).
Molti diabetici possono essere addirittura curati con la sola dieta, mentre altri, oltre a seguire attentamente la dieta, la cui importanza rimane grandissima, devono anche ricorrere all’insulina o agli antidiabetici orali. I bambini possono, al contrario, essere curato con i farmaci: infatti, crescono rapidamente, e i loro bisogni totali di calorie non sono facili da soddisfare se l’ingestione di carboidrati viene limitata troppo severamente. Il diabete nell’età adulta compare più frequentemente nelle persone, il più delle volte obese, che abitualmente si concedono una dieta ad alto livello calorico, molto ricca di grassi e zuccheri. Anche l’ereditarietà gioca un suo ruolo.
Di seguito vediamo quali sono i princìpi dietetici per il diabetico:
* adeguare l’ingestione di cibo fino a raggiungere il peso ideale (o almeno un peso “accettabile”), tenendo conto della qualità e quantità dei cibi. per il diabetico obeso, il calo di peso dovrà essere progressivo e non superare 1 Kg. a settimana;
* diminuire la quantità di quegli zuccheri semplici quali il saccarosio, il destrosio e altri, che vengono rapidamente assorbiti e trasformati in glucosio nell’organismo;
* aumentare proporzionalmente le quantità di carboidrati complessi (presenti specialmente nella pasta, nel pane, nei legumi, ecc.) i quali vengono assorbiti in un periodo di tempo più lungo e vengono trasformati in glucosio nell’organismo più lentamente;
* abituarsi a pesare tutti gli alimenti. Il paziente deve pesare anche sè stesso almeno una volta al mese;
* suddividere l’alimentazione quotidiana in un certo numero di pasti, numero che dipende molto dal tipo di trattamento farmacologico. In questo modo sarà possibile evitare sia le eccessive sollecitazioni dell’apparato che produce insulina, sia l’elevata iperglicemia che consegue a un pasto copioso, sia infine la chetosi che potrebbe insorgere durante un intervallo troppo lungo fra un pasto e l’altro. In ogni modo, è bene dirlo, la suddivisione oraria dei pasti più corretta va decisa di caso in caso, in accordo con il medico, sulla base del tipo di cura seguita e delle particolari condizioni di “quel” paziente.
E’ bene che, in particolare, i carboidrati complessi siano introdotti a intervalli, sia come spuntino del pomeriggio o dell’ora di andare a letto, sia ai pasti principali, in modo che la produzione di glucosio nell’organismo, e quindi la sua circolazione nel sangue, rimanga la più stabile possibile invece di fluttuare in alto o in basso.
C’è poi l’aspetto particolare dei “sostituti” dello zucchero a tavola. E’ bene ricordare vhe una buona parte di queste sostanze (fruttosio, xilitolo, sorbitolo, ecc.) dà un apporto calorico molto simile a quello che dà lo zucchero da tavola, pur essendo esse, entro certi limiti, indipendenti dall’insulina. Invece, altre sostanze dolcificanti di sintesi (saccarina, aspartame, ecc.) sono praticamente prive di calorie alle dosi impiegate, ma hanno suscitato forti dubbi circa la loro sicurezza d’uso, specialmente se introdotte al di sopra di certe dosi. (continua)
La dieta nel diabete e nell’ipoglicemia – prima parte
Il diabete e la ipoglicemia sono due malattie che tipicamente possono essere trattate e curate anche attraverso la regolazione della quantità di zuccheri presenti nella dieta giornaliera. Entrambe le malattie comportano anormalità nel metabolismo del glucosio. L’insulina, un ormone prodotto dalla porzione endocrina del pancreas, facilita il trasporto del glucosio fin dentro le cellule dell’organismo assicurando in questo modo soprattutto l’energia necessaria per le normali funzioni del corpo. Una volta che sia stato trasformato in grasso, poi, il glucosio può essere messo in riserva oppure utilizzato a seconda delle necessità dell’organismo. E’ la quantità di insulina nel sangue a regolare la quantità di glucosio circolante ( cioè la glicemia). Quando l’insulina è troppo poca il glucosio si accumula nel sangue (iperglicemia) fino a livelli dannosi. Quando invece l’insulina è troppa, i livelli di glucosio scendono, anche fino a quote inferiori a quelle richieste dall’organismo per soddisfare i bisogni energetici (ipoglicemia).
Nella persona che soffre di ipoglicemia accade, in generale, che il consumo di zuccheri provochi un aumento esagerato, cio èrapido ed eccessivo, di insulina: questo aumento dell’insulina esaurisce drasticamente la quantità di glucosio circolante, e provoca, di volta in volta, debolezza, brividi, vertigini, cefalea, nausea, senso di fame, svenimento.
Nel diabete, al contrario, il pancreas non produce le quantità adeguate di insulina, oppure questa non riesce a svolgere la sua azione; di conseguenza il livello ematico di glucosio si fa troppo elevato. Ma, nello stesso tempo, dato che non è disponibile insulina sufficiente a rendere il glucosio utilizzabile dall’organismo (oppure l’insulina c’è, ma non riesce a funzionare), gli effetti finali sono logicamente gli stessi. Esistono due tipi fondamentali di diabete. Il primo comincia già nell’infanzia, è in genere particolarmente grave, è insulino-dipendente, e per lo più evolve rapidamente verso una compromissione dello stato di nutrizione generale, con magrezza accentuata. Il secondo tipo di diabete, invece, insorge in età adulta: a volte è annunciato e anticipato dall’ipoglicemia, varia da una moderata a una notevole gravità, compare gradualmente, non necessita con trattamento di insulina, si presenta spesso in individui sovrappeso e richiede speso l’uso di ipoglicemizzanti orali.
In genere, i sintomi più facili da riconoscere sono una più copiosa e frequente eliminazione di urina, un aumento della fame e della sete, una notevole debolezza, l’eventuale comparsa del glucosio nelle urine (glicosuria), l’acidosi con respiro acetonemico, prurito intenso, ecc. (continua)
La dieta nella convalescenza
L’alimentazione influenza notevolmente la rapidità con cui ci si riprende da un intervento chirurgico o da una febbre di una certa gravità. Durante la convalescenza la dieta deve fornire buone quantità di proteine, per facilitare il recupero delle riserve proteiche intaccate durante la malattia; deve essere a elevato contenuto calorico, se il paziente è sottopeso; e deve anche essere curata in modo da stimolare e stuzzicare l’appetito del convalescente. Se esiste una certa forma di anemia, bisognerà fornire, su indicazione del medico, ferro supplementare.
Molti pazienti sono costretti a rimanere a lungo a letto anche nel corso della convalescenza: è quanto accade, per esempio, a coloro che sono reduci da gravi fratture o da estese ustioni. Una lunga permanenza a letto può peraltro portare a una demineralizzazione spinta delle ossa: è un rischio che va prevenuto, sia attraverso la fisioterapia e la ginnastica terapeutica delle parti del corpo che possono essere esercitate, sia attraverso una buona introduzione di calcio, mediante il cosnumo di grandi quantità di latte e dei suoi derivati.
Non bisogna tra l’altro dimenticare che, in queste condizioni, il calcio che viene rimosso dalle ossa, è escreto con le urine, aumentando il rischio, nel caso in cui il flusso urinario sia ridotto, che si formino dei calcoli. Proprio per scongiurare questo pericolo, bisogna forzare il convalescente a bere molto, da 2 a 3 lt. di liquidi al giorno, assicurando così una diluizione delle urine che sia sufficiente a mantenere in soluzione i sali di calcio.
Diete: la dieta mediterranea
Ancora una volta, parliamo di dieta mediterranea: sapori squisiti, cibi gustosi e tanti benefici per il benessere e la salute.
Quali sono le caratteristiche di questa dieta?
- utilizzo di olio extravergine di oliva al posto di burro e margarina;
- tante verdure, frutta, cereali, legumi, semi e frutta in guscio;
-moderato consumo di pesce, specie di pesci grassi;
- consumo medio-basso di latticini; in particolare, formaggio e yogurt: fai attenzione ai grassi saturi dei latticini;
- consumo medio-basso di uova (circa 3-4 la settimana);
- cibi freschi di stagione;
- uno o due bicchieri di vino rosso durante i pasti principali.
Le allergie alimentari
E’ una reazione esagerata dell’organismo nei confronti di sostanze (per esempio, il latte, la polvere, i pollini) che per la maggior parte delle persone sono del tutto innocue. Nei soggetti predisposti, invece, queste sostanze definite allergeni, scatenano appunto una manifestazione allergica, una serie cioè di disturbi diversi a seconda dell’organo-bersaglio (pelle, occhi, naso) che viene colpito. Come accade tutto ciò?
Quando l’organismo viene a contatto con un allergene reagisce come se fosse un nemico da combattere. Produce degli anticorpi specifici, le immunoglobine IgE o reagine, che si legano all’allergene e stimolano le cellule dell’organismo che può essere colpito a reagire, liberando particolari sostanze (istamina, leucotrieni, ecc.)
E’ proprio questa liberazione che scatena la manifestazione allergica. A questo punto, a seconda dell’organo preso di mira, si avranno disturbi cutanei (eczemi, orticaria), respiratori (asma, riniti), intestinali (diarrea), oculari /(congiuntivite).
Ma per dire che si tratta proprio di allergia è indispensabile segnalare al proprio medico se i sintomi compaiono in particolari momenti della giornata o dopo aver mangiato un certo cibo o facendo attività fisica, oppure in certe condizioni ambientali (umidità, fumo, ecc.)
Per stabilire il tipo di allergia bisognerà sottoporsi a specifici esami: si tratta di prove di ipersensibilità allergica (pick test) e di test di laboratorio (RAST) per verificare il dosaggio delle immunoglobine presenti nel sangue.
Diete: il mal di testa provocato dalla cioccolata
Si può soffrire di mal di testa per diverse ragioni: una sinusite, affaticamento, tensione nervosa. Ma alcuni dolori di testa sono causati dai cibi ingeriti.
Tra i cibi che provocano mal di testa sono noti il vino, le noci e la cioccolata. A alcune persone è facile diagnosticare un “mal di testa da cioccolata” : sono quelle che ne mangiano una tavoletta o una barra, e in capo a venti minuti si sentono appesantite e afflitte dal mal di testa. I mal di testa di origine allergica possono essere leggeri ed essere spesso accompagnati da naso chiuso o da una sensazione di tensione nei seni paranasali, oppure possono essere martellanti a tal punto da desiderare di liberarsene al più presto. Nel peggiore dei casi, infine, l’allergia alimentare può causare emicrania, un tipo di mal di testa particolarmente doloroso che colpisce solo una meta del capo e può essere accompagnato da senso d vertigine, nausea, eccessiva sensibilità alla luce e ai suoni.
In altri casi il mal di testa non é cosí facilmente ricollegabile a ciò che si é consumato. Un vino bianco giovane può contenere quantità minori di prodotti capaci di dare allergia in confronto a un vino rosso invecchiato; altri vini, compresi gli sherry, i vermouth e i cordiali, stanno a mezza via. Lo stesso vale per il nocciolame: una persona può una sera prendere come cocktail vino bianco con mandorle salate e sentirsi bene; e invece, un’altra sera, la stessa persona può essere colpita da un acuto mal di testa dopo aver consumato un cocktail apparentemente simile, ma composto da sherry e anacardi.
In sostanza, se siete il tipo che soffre di frequenti mal di testa, pensate a quante sono le cause diverse che possono provocare questa situazione, e sottoponevano ai relativi esami. Ma chiedete al medico se nel vostro caso esiste la possibilità che si tratti di un’allergia alimentare.
Diete: La Dieta Integrata
Cosa contraddistingue il cibo integrale?
Cosa lo rende così importante per la nostra alimentazione?
Innanzitutto il cibo integrale è caratterizzato dal mantenimento di tutte le sue componenti originarie, non subisce processi di raffinazione e di aggiunta di additivi chimici a scopo conservativo, e, infine, svolge l’importante ruolo fisiologico di migliorare certe nostre funzioni digestive.
Vitamine naturali, sali minerali, aminoacidi e acidi grassi essenziali, sostanze bioattivatrici, fattori naturali di crescita, fibra: questo quanto si nasconde dietro al termine “integrale”: un insieme di principi nutritivi di estrema utilità per la nostra salute e di cui si avverte la carenza nella nostra dieta abituale. Ciò non significa assolutamente “bandire” dalla nostra tavola gli altri alimenti. Si tratta invece di dare un adeguato spazio ai cibi integrali affinché nella nostra alimentazione ritorni il dovuto equilibrio. E’ questo il significato della “dieta integrata”: inserire nella nostra alimentazione una quantità ottimale di alimenti che abbiano conservato i loro principi originari, riducendo lo spazio oggi occupato dagli altri tipi di cibi.
Diete e ricette light: Crema di asparagi bianchi
Ingredienti per 4 persone: 12 asparagi bianchi, 1 patata media, 1 cucchiaio colmo di panna acida, 5 steli di erba cipollina, 1 rametto di timo, 1 rametto di maggiorana, 20 gr. di burro vegetale, 40 gr. di nocciole, sale, pepe bianco, crostini di pane per servire.
225 Kcal per porzione
Lessiamo la patate. Puliamo gli asparagi, laviamoli e leghiamoli con spago da cucina, poniamoli in una pentola alta e stretta, versiamo nella pentola acqua fino a 3/4 dell’altezza degli asparagi così da far cuocere le loro estremità con il vapore. Saliamo, portiamo a bollore a facciamo cuocere per 15 minuti. Teniamo da parte 4 punte di asparagi e frulliamo tutto il rimanente nel mixer con la patata lessata, il burro e 3 cucchiai dell’acqua di cottura. Rimettiamo la crema in un pentolino sul fuoco, saliamo, condiamo con il pepe macinato e cuociamo a fiamma dolce per 4-5 minuti, mescolando di continuo con un cucchiaio di legno. Spegniamo il fuoco, incorporiamo la panna acida e amalgamiamo. Tostiamo le nocciole e tritiamole. Tritiamo anche le erbe aromatiche. Suddividiamo la crema in 4 ciotole, condiamo con le erbe aromatiche tritate, guarniamo con il croccante di nocciole e serviamo.
Buon appetito!







Commenti recenti