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Diete e ricette light: Sformato di carne allo yogurt

Ingredienti per 4 persone:  500 gr. di carne di vitello tritata, 100 gr. di piselli surgelati, 40 gr. di uvetta, 3 vasetti di yogurt intero, farina q.b., 1 cucchiaio di curry, 2 limoni medi, 1 cucchiaio di olio extravergine di oliva, burro q.b., 2 uova, 2 cipolle piccole, pepe in grani, sale.

Tempo di preparazione: 15 minuti. Cottura: 25 minuti.

Lessate i piselli per 4 minuti in acqua bollente poco salata oppure, se utilizzate piselli freschi, il tempo di cottura sarà di 15 minuti.

Fate rinvenire l’uvetta lasciandola ammollare in acqua calda o tiepida per qualche minuto. In questo modo si gonfierà prendendo vigore e risulterà più morbida e seccosa.

Sbucciate, lavate e tritate la cipolla e fatela appassire in 1 cucchiaio di olio per 5 minuti mescolando con un cucchiaio di legno, aggiungete un po’ di acqua calda e proseguite la cottura per 5 minuti.

Spolverizzate con il curry , aggiungete poi anche la carne di vitello tritata e lasciate cuocere per 2/3 minuti a fuoco vivo mescolando spesso con un cucchiaio di legno in modo che non si attacchi.

Togliete dal fuoco e versate la carne in una ciotola, poi unite due vasetti di yogurt, le uova, i piselli sbollentati, l’uvetta strizzata, il succo di un limone, sale, pepe appena macinato a piacere.

Versate il composto in uno stampo precedentemente imburrato e infarinato e fate cuocere in forno già caldo a 200° per 25 minuti. Potete anche utilizzare degli stampi monodose suddividendo il composto.

Nel frattempo preparate la salsa mescolando il restante yogurt con la buccia tritata del secondo limone e il suo succo. Togliete lo stampo dal forno e servite lo sformato tiepido con salsa a parte.

I meccanismi di regolazione dell’appetito e della sazietà

E’ difficile, forse addirittura impossibile, trovare animali allo stato selvatico che siano grassi, anche quando il cibo è disponibile e abbondante. Capita, invece, abbastanza spesso di vedere cani da compagnia grassi quanto i loro padroni.

E’ evidente che allo stato naturale, devono esistere dei meccanismi di regolazione dell’appetito e della sazietà che non funzionano più quando agli animali vengono imposte artificiosamente condizioni di vita come l’immobilismo e l’offerta continua di cibi allettanti e ad alta densità energetica.

Anche nelle persone esistono meccanismi di regolazione, che potrebbero funzionare se si desse loro ascolto e se spesso non venissero danneggati fin dalla primissima infanzia, forzando i bambini a mangiare anche quando non hanno più fame.

La realtà è che la maggior parte delle volte non si mangia quando si ha appetito, è cioè in risposta a un segnale interno, ma semplicemente perchè è l’ora di pranzo o di cena, o perchè qualcuno ci mette davanti un piatto amorevolmente preparato.

La  fame è una sensazione molto spiacevole che si avverte a livello dello stomaco, della gola, della bocca, della testa, che aumenta di intensità a mano a mano che perdura l’impossibilità di soddisfarla. Quelli meno giovani l’hanno forse provata in tempo di guerra, ma oggi, probabilmente, nel nostro Paese la “fame” vera, se c’è, è molto rara.

L’appetito è un’altra cosa; è una sensazione in fondo non sgradevole, che fa desiderare di mangiare non qualsiasi cosa, ma qualche cibo in particolare. Ci si può sentire sazi alla fine di un pasto, ma mangiare ancora se viene presentato un nuovo piatto, stuzzicante per la vista o per l’olfatto.

E’ difficile definire cosa sia la sazietà anche se tutti l’hanno provata: è una sensazione di pienezza che spesso si avverte all’improvviso e che ci segnala che è bene smettere di mangiare. Se dessimo retta a questo segnale, senza lasciarci tentare da cibi appetitosi, riusciremmo facilmente a bilanciare le entrate con le uscite, magari entro un arco di più giorni.

Sia l’appetito sia la sazietà sono regolati da una rete di connessioni tra certe zone del cervello, che rispondono con segnali appropriati a stimoli che provengono dalla periferia. Gli scienziati non conoscono ancora la natura esatta di questi stimoli; però sanno che, quando certe zone del cervello di un animale vengono stimolate artificialmente, può accadere che questi non smetta più di mangiare, ingrassando terribilmente, o, al contrario, si lasci morire di fame.